Introduzione
Uno studente, un docente, un uomo istruito, se desidera effettuare in genere, il proprio dovere con onore ed onestà, farebbe una buona azione se si mettesse ad instaurare nella sua propria casa una piccola biblioteca. Con ciò farebbe abbellire un cantuccio della sua stanza, proprio là dove riposa e studia, ed allargare in questo modo le sue capacità intellettuali ed abbellire l’anima ed infine addolcire in una giornata nera, il cuore in subbuglio. Molte persone mi hanno già esposto questo problema, molti amici mi hanno espresso il loro fervido desiderio di instaurare nella loro propria casa una simile biblioteca. In queste lettere giuntemi e scritte in diversi stili e colori leggevo la gioia con la quale ciascuno si esprimeva per giungere ad una tale meta. Mi chiedevano cosa si doveva fare, che via era la più percorribile per giungere a tale obbiettivo. Volevano in seguito sapere il valore estetico delle opere albanesi e quali erano le più importanti per poterle assicurare alla prima edizione.
Inizialmente, a dire il vero mi sono un poco spaventato. Che consigli potevo dare, ho detto fra me, a questi infaticabili lavoratori, a questi fedeli lettori di qualsiasi bel pensiero quando non conosco il loro gusto, la loro istruzione, il loro desiderio ?
Avevo ragione di rimanere in dilemma. Avevo l’impressione che se andassi a visitare le abitazioni di questi pochi signori che hanno avuto la fortuna di ereditare una biblioteca oppure la ferrea volontà di erigerne una tale, costaterei: che l’interessato ha scelto solo quei libri e riviste che li servivano meglio alle proprie attività, che le andavano a genio alla sua istruzione ed al suo sviluppo. Inoltre non dobbiamo dimenticare che le caratteristiche dell’uomo colto si vedono, come allo specchio, dalla biblioteca che ha eretto. Dopo aver riflettuto per un pò di tempo, considerai conveniente di non rimanere indifferente, ma dire anch’io due parole, offrire un consiglio, a tutti questi amici che si sono dati premura di chiedermi un consiglio su questo tema, anche se sapessi che forse non colpirei nel segno. Dunque dirò la mia opinione sul valore letterario che hanno o che potranno avere alcune delle opere albanesi e da questo potranno avere un panorama molto chiaro sulla letteratura come da una foto scattata dall’aereo.
Per prendere parte a questa danza, per giungere al nostro scopo, compagni ed amici, prima di tutto chiederemo consiglio alla borsa, se questa e ben salda, gli ostacoli sono superati e tutto procede per il meglio..
Non ci vuole molta ragionevolezza per decidere di iniziare tale attività sulla lingua della nostra aquila orgogliosa, della lingua di Madre Albania, poiché qualsiasi istruzione abbia l’insegnante oppure il lavoratore intellettuale, la lingua albanese é nell’obbligo di apprenderla ed onorarla, poiché la lingua e la cultura nazionale sono due grandi fattori per il futuro della nazione. Chi non prende in considerazione la bella lingua albanese, quella di Naimi e di Fishta domani dovrà pur pentirsi amaramente. Siamo tutti della stessa opinione ed insieme prepariamoci a gettare le fondamenta di questa biblioteca privata. Il nostro campo non é poi tanto vasto, le pubblicazioni sono poche e di queste, grazie a Dio un piccolo numero si trova in vendita. E’ consigliabile per il nostro letterato con poche risorse finanziarie non deve spaventarsi di dover rimanere a borsa vuota, con pochi denari e buona volontà raggiungerà il suo scopo.
Sarà di buon auspicio se possiamo iniziare l’attività dal patriarca della letteratura albanese, da Naim Frasheri. Abbiamo detto bene, dal uomo della dolce parola dovrebbe iniziare la nostra attività, poiché sono pochi quelli che hanno cantato con voce tanto giovanile l’amore alla Patria, pochi sono quelli che come lui hanno cinguettato come un usignolo. Se Naim Frasheri lo amiamo come poeta, quale gonfaloniere della sacra idea, lo ricordiamo con riconoscenza e lo adoriamo anche per la pura lingua albanese che ha usato in tutte le sue opere. Siamo in debito verso Naimi per tutte quelle entusiaste ore della nostra prima età giovanile, in quella ridente età di primavera quando continuamente trovavamo nelle sue opere qualche parola d’albanese per la quale ci innamoravamo. Ancora oggi, se parli ai giovani allievi di Naimi, non ammettono ascoltare ragionamenti, non accettano discussioni, credono in Naimi e basta, amano Naimi.
Le sue opere migliori sono “La Storia di Skanderbeu”, ”Qerbelà”, ”Zootecnia ed Agricoltura”, “Il paradiso”. “Fiori d’Estate”, e qualche altra ancora che dobbiamo assolutamente averli sul nostro scaffale. Una breve gita attraverso quelle pagine, non so quanto ci farà rimanere soddisfatti. Troveremo in esse accenti di commozione, fuochi d’amore, interpretazioni magiche di vita pastorale, di campi di battaglia, di panorami meravigliosi pieni di luce e bellezza. Anima docile, Naim Frasferi non ha la forza dei guerrieri pesantemente armati, non le piacciono le idre, non li piacciono i draghi. La sua musa, una fanciulla timida impastata di latte, non le piace l’epos ma la lira. Piange in versi l’età della gioventù che di corsa vola e và; ma la piange con quella melanconia con la quale piangerebbe i suoi gioiosi giorni una donna anziana quando apre il coperchio del suo cassettone del corredo nuziale e trova in fondo ad esso una caramella rimasta dal giorno delle nozze… La strofa di Naimi è chiara, leggera, non coltivata, flessibile, ma può essere anche strascicata. La melanconia che accompagna una parte della poesia di Naimi ha la forza di aprirci una piaga nel cuore, ma ha con se anche il balsamo per sanare la piaga aperta. Una sola cosa manca al decalogo estetico di Naimi, quello che viene comunemente chiamato il lucidus ordo (ordine logico).
Alcuni di questi libri, grazie a Dio, si trovano in vendita, ma che brutta carta, che pessima edizione! Una pubblicazione artistica di tutte le opere di Naimi, a spese dello stato, come riconoscenza per il Padre della nostra letteratura, sarebbe proprio una bella iniziativa.
Kostantin Nelko “Kristoforidhi”
A fianco di Naimi dobbiamo mettere Kristoforidhi. Prima di tutto, il suo dizionario, ci serve ad ogni costo. E molto prezioso, é frutto di tante fatiche, attraverso pianure e montagne per raccogliere le parole dalla viva voce del popolo con premura e santità. Pare tanto povero, ma quante parole, quante frasi si nascondono tra quelle poche pagine ! “La Grammatica”, “La caccia dei montanari”, “La Bibbia”, “Le sagge parole di Salomone”, ecc. ci servono ad ogni costo, poiché senza di loro non avremo tra di noi il vecchio Kostandin Nelko da Elbasan. La prosa di Kristoforidhi e ben legata ed elaborata, albanese ha l’accento, albanese l’architettura. ”Non possiamo pretendere che uno conosca l’albanese – mi esprimeva un giorno un mio amico – se non ha letto alcune delle opere di Naimi, la prosa di Kristoforidhi ed il Liuto di Fishta” .
Tenteremo in seguito di trovare “Il Dizionario della Unione”, se abbiamo la fortuna di trovarlo da qualche parte, poiché oramai anche questo é diventato oggigiorno una rarità. E da meravigliarsi che qui da noi, i libri che non sono stati già da tempo pubblicati , non si trovano più nelle librerie, sono spariti.
Un buon posto nella nostra biblioteca la dobbiamo riservare a Padre Giorgio Fishta. Per stuzzicare l’appetito, dobbiamo iniziarlo con il suo “Liuto della Montagna”. Il poema canta le usanze dei montanari, irsuti dagli occhi sanguinari, canta e mette in versi le prodezze di questi prodi sul campo di battaglia, la “besa” (il giuramento oppure l’impegno espresso), detto da questi prodi per difendere il proprio suolo, l’onore e la libertà; Lui canta e benedice le loro intrepide armi. Alla sua musa piace l’epos, piace la lira, piace anche la satira. E’ una musa docile e sorridente, qualche volta sembra il canto dell’uccello in piena estate, ma alle volte quando é necessario diventa corrugata ed amara. Poi di volta in volta quando é veramente arrabbiata lancia insulti e sassi roventi contro i nemici d’Albania, morde e fustiga senza pietà i traditori della Patria. Fishta fà uso con maestria di ogni tipo di metro. Il suo verso ci trascina a seconda del suo canto, é pesante, pieno, grandioso, ha molta potenza jambica dell’archilocheo. Il ritmo e la rima nel Liuto, hanno il ritmo del passo pesante di Oso Kuka. Inoltre nel “Mrrizi i Zanave”, “Anxat e Parnasit”, “Pika e Voeset”, “La Danza di Parrizi” e qualche altro ancora, faranno abbellire il nostro scafale, poiché senza queste sue opere, non possiamo conoscere bene l’artista.
Un grande peccato sarebbe se ci scordassimo una bella opera, un libro di poesie di Padre Vincenzo Prendushi “Foglie e Fiori”. La poesia di questo frate, poesia vera, viene letta con gioia, ascoltata con cura, appresa con piacere. Ha una mano leggera sia in prosa che in poesia. La produzione poetica di Fishta e di Prendushi, ma non tutta la loro produzione, é stata impastata con l’elemento nazionale – religioso. Ambedue tengono in una mano la croce e nell’altra la bandiera.
Don Ndre Mjeda
Adesso non me lo ordina il cuore di lasciare fuori dalla piccola biblioteca un altro bel libro, un mazzo di poesie liriche di Don Ndre Mjeda, la “Juvenilia”. Il verso, la stroffa e la lingua sono ben pettinati, ci sembra che siano passate dalle mani di un poeta della Grecia antica. La musa di Mjeda si è innamorata della lira e non sa separarsi da essa.
La nostra iniziativa rimarrebbe a metà se non riuscissimo a trovare Ciajuppi. Ma dove lo dobbiamo trovare? Dove scovarlo?
Se ci capitasse tra le mani il “Baba Tomori” (Papà Tomori), sarebbe una grande gioia, saremo da farci gli auguri. Ci sono belle poesie in “Baba Tomori”, in bella lingua albanese. Lo amiamo tanto poiché é un adoratore della forma pettinata, della parola scelta. Ciajuppi ha una lingua pulita, il verso bello, la poesia pura. Ci sembra un giovane vezzeggiato, elegante del Pagapiteto. Una giovinetta che ha letto la sua poesia, non può abbandonarla senza apprenderla a memoria. A tratti questa poesia é tenera come una viola, dolce come una caramella, come se fosse passata dalla penna della poetessa Saffo.
In seguito, come per allontanare la monotonia, ci sposteremo oltre l’Adriatico per raccogliere la produzione letteraria degli albanesi d’Italia. Per questa attività ci vuole più fatica e sudore. Cercheremo da ogni parte per poter trovare il “Milosaat” chiamato anche il “Milosao”, romanzo lirico autobiografico di Girolamo de Rada. In quest’opera eccelsa ci sono alcune splendide scene idilliche esposte con cura dall’artista. La produzione di Gerolamo De Rada, di questo idealista arberesh, ha dentro di se molta poesia, ma disgraziatamente questa poesia rimane chiusa dentro una lingua albanese non elaborata.
Il Folklore
Essendo oramai giunti fin qua, non sarebbe bello allontanarci senza introdurci in un luogo sorridente, in un luogo tappezzato di fiori, in un giardino tutto alberi e prati. Quante belle cose contiene dentro di se questo benedetto paese!
Gabbie con uccelli colorati, nidi intessuti di fili di seta. Una tenda di seta con una fanciulla dentro, più in là sorgenti fresche, farfalle dalle ali dorate, fiori splendenti. Sopra l’albero cantano le pernici.
Qua le nozze fervono, qua il canto prorompe, là le giovani giocano e danzano, ridono e cantano. Guarda come sta volteggiando la danza, come danza bene la nostra sposina, con tutta la sua gioia splendente. Ha confezionato un corredo pesante come per la figlia di un re: tessuti fini come veli di cipolla, le ha intessute essa stessa su un telaio di madreperla, le ha sbiancate al chiaro di luna e canti d’amore. Nel centro della tenda fa bella mostra un vestito nuziale trasparente come fosse di giaccio, come se non fosse stato toccato ne delle forbici, ne cucito dall’ago, e che rimane immobile in piedi. Il giubbotto con i suoi bottoni di madreperla e bottoncini dorati, tanto bello che pare strano che non riesca a parlare.
Siamo dunque nel centro del folklore, nel mondo sfavillante delle favole. Stiamo parlando della letteratura che si trova sulla bocca del popolo, nella poesia intessuta da lui stesso nei momenti più preziosi della sua vita. Cosa possiamo dire di aver raccolto e pubblicato da questo prezioso tesoro della lingua, da questo ricco archivio? Poca cosa. Abbiamo solo “Le onde del Mare” di Spiro Dine, “I Canti Popolari Gheghe” e l’opera di Mitko “L’Ape Albanese”. Sarebbe indispensabile che queste tre belle opere assicurarle alla nostra biblioteca…
“Gazeta e Re”- 3 Marzo 1923
P.S.: Dobbiamo riconoscere che dopo l’indipendenza del paese nel novembre 1912, l’Albania si trovava proprio nel mezzo della Prima Guerra mondiale e il suo suolo viene occupato da truppe straniere , francesi, austriache, serbe, italiane ecc. e solo dopo il 1920 comincia a delinearsi il vero stato albanese. In questo periodo con fatica funzionavano solo poche scuole elementari e qualche scuola media come a Korça (Corizza) istituita dai francesi oppure in Shkodra (Scutari) istituita dalla chiesa cattolica locale.
Di università nemmeno si poteva parlare. Essa venne istituita solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946, su iniziativa del Prof. K. Cipo. Cosi ché nel 1923, quando viene presentato il sopracitato scritto, i giovani di quel periodo, benché poco istruiti, erano molto curiosi di conoscere i scrittori albanesi e le loro opere.
Tradotto: Robert Cipo






