Come me l’hanno raccontata a me, ve la racconto anch’io. Una storia lontana, quasi incredibile, ma tanto reale quanto potrà essere una legenda. Una legenda zigana.
Sarebbe stata una carovana zigana, quella che un giorno, di tarda estate, innalzò le sue tende vicino ad una cascina. Il terzo giorno, racconta la legenda, ne prima e ne dopo, il proprietario di quella cascina, quel ragazzo bianco dai capelli rosici, si sarebbe innamorato di Nojemena, la più bella ragazza della carovana. Ma anche la bella bruna, appena ebbe visto il pastore si era impazzita di lui.
E quando la carovana si mosse di nuovo per la sua strada, il ragazzo, abbandona gregge e bastone per unirsi ai liberi gitani. Allora tutti rimasero colpiti e si commossero per la perdita della ragione del pastore. Non rimase altro che il consenso degli anziani per impartire la benedizione alla giovane copia.
Il matrimonio si celebrò strada facendo, con il suono dei clarinetti, dei tamburi e tamburelli. La carovana dei zingari gioiva e camminava senza sosta. Un carro, rivestito di paglia e ramoscelli divenne la casa nuziale della copia. La ragazza dentro di se si struggeva dalla fiamma per quel ragazzo impavido e potente che parevano le fiamme del fuoco quando brucia la foresta. Pure lui era colpito dall’amore di quella zingara tanto vivace ma tanto gracile, che somigliava tanto alla brace che brucia lentamente sotto la cenere.
La carovana zigana proseguiva senza sosta, giorno e notte. Lui era colpito dalle parole, dai desideri, dai pensieri. La giovane copia aveva stuzzicato i cuori dei giovani ed aveva messo in pensiero anche gli anziani. Nessuno era in condizioni di dire cosa sarebbe successo a questo strano matrimonio. Solo la prima indovina della carovana, tentava di trovare una risposta al pensiero che assillava tutti i zingari. Essa dopo aver gettato diverse volte i dadi disse alla gente :”Quando l’amore della zingara si unisce a quella dell’uomo bianco, diventa tanto grande e tanto pesante che non c’è cuore che lo possa sopportare. Se non per uno, ma per l’altro viene un momento che scoppia”.
E la parola dell’indovina risulto vera.. Un giorno all’alba, il carro rivestito di paglia e di ramoscelli si fermò.. Anche la carovana si fermò. Un grido straziante risuona fin dentro la foresta ai lati della strada. Era il grido del pastore, che sceso dal carro girava attorno ad essa con le mani alla testa. Tutti s’immaginarono cosa poteva essere successo.
In un angolo di quel prato, le zingare si riunirono e piansero la Nojemena in una lingua incomprensibile. I zingari rimanevano con gli occhi per terra, fumavano incessantemente e non parlavano. Il pastore ritto davanti a quella gente dagli occhi neri si struggeva dentro di se e come una candela deperiva a vista d’occhio. Alla fine, in un silenzio funebre, due uomini potenti presero tra le braccia il corpo oramai gelido della ragazza e sparirono nel bosco. Il pastore si affretto a lanciarsi dietro di loro, ma una voce potente lo fermo. Lui era libero di andare dove voleva, ma non dietro alla defunta.
E mentre la carovana si mise di nuovo in cammino, il pastore rimase là in mezzo alla strada, ne vivo, ne morto. Rimase li sul posto per ore intere fino a che non vide i due uomini sbucare dalla foresta. Lui si mise di fronte a loro e con la forza che ancora le era rimasta chiese con voce tremate:
– Dovè avete sepolto Nojemena?
Loro si guardarono nei occhi ed uno di loro le disse:
– Ascolti amico, noi zingari siamo come il vento, mai ci fermiamo. Ed é per questo che non abbiamo tomba. La tomba del morto rimane nel cuore dei suoi cari. Sentito?
E gli uomini senza attendere la risposta si allontanarono. Il pastore rimase solo, e cosi da solo comincio a raccapezzarsi e chiarire le sue idee. Era proprio vero, la tomba di Nojemena era nel suo cuore e non c’era bisogno di cercarla in nessun altro luogo.
(da una legenda zigana)
Tradotto: Robert Cipo