Nella città di Kavaja, al giorno del mercato, un contadino, dopo aver terminato i suoi affari , stava pensando che, rientrando a casa di sera, poter rallegrare i suoi figli portandoli qualcosa di buono da mangiare.
Gironzolando di qua e di là, vide appeso ad un uncino del macellaio una testa di bue, che lo stava guardando con i suoi occhi spalancati. Ci penso un po ed alla fine decise di comprarlo. Al povero contadino ora li serviva una teglia oppure una pentola per poter mettere la testa del bue nel forno. Disgraziatamente dai suoi amici contadini nessuno disponeva ne di una teglia e ne di una pentola che poteva contenere la testa del bue…
Pensa e ripensa. Le venne in mente che poteva comprarci anche la trippa del bue e dopo aver messo dentro la testa e riempirla d’acqua, legare ben bene l’imboccatura della trippa, seguendo l’usanza dei suoi antenati, oppure come fanno uso ancora nei nostri giorni i ladroni delle montagne, che al posto della pentola usano la trippa.
Ci penso un po’ ed alla fine mise in atto la sua idea. Compro la trippa, la lavo ben bene con dell’acqua del ruscello, ci mise dentro la testa del bue, la riempi d’acqua, ci mise dentro un pugno di sale, lo chiuse ben stretto, e rivoltandola sotto e sopra per vedere se colava qualcosa, si diresse verso il forno per metterlo a cuocere.
Disgraziatamente il fornaio non era al suo posto. Il contadino mise la trippa sulla bancarella e poiché il fornaio tardava a rientrare ed il tempo passava, apri lo sportello del forno, lancio dentro la trippa con tutto ciò che conteneva, e chiudendo poi la sportello per non far raffreddare il forno andò via per terminare ancora dei piccoli affari lasciati in sospeso.
Appena il contadino parti, rientra il fornaio con la testa in subbuglio per la notizia che aveva appena sentito. Si diceva che nella vicina città di Elbasan era apparso un fantasma. E lo strano é che questo fantasma lanciava sassi sulle case e rapiva i bambini dalle loro culle. Si parlava che questo fantasma era stato visto anche nella vicinissima cittadina di Peqini.
Il fornaio pensando che questo fantasma presto o tardi poteva apparire anche a Kavaja, le vennero in mente le ciambelle che stavano bruciando nel forno. Prese la pala dal manico lungo ed apri lo sportello del forno; ma orrore, che vede, al centro del forno c’era una cosa grossa e rotonda che rantolava paurosamente ”glu, glu, glu”. Sgrana gli occhi per poter veder meglio. Il coso nero pareva che si spostasse e rantolava “glu,glu,glu”. Il fornaio, come se fosse stato morsicato dal serpente, sbatte lo sportello del forno, poi appoggia la pala sopra lo sportello in modo da far chiudere il forno perché non si possa aprire, e poi butta su di lui tutto quello che le capita in mano, pani, sassi, legna da ardere, teglie appena sfornate, pentole e rovescia sullo sportello ogni cosa che prende dalla bancarella e poi giù a correre per la strada gridando a più non posso per le vie del mercato ”Il fantasma, il fantasma!”
In un attimo per l’intera città di Kavaja non si sente altro che un solo grido “Il fantasma, il fantasma nel forno!” La polizia avverte immediatamente il viceprefetto. Il viceprefetto dopo aver chiesto con urgenza l’aiuto della gendarmeria, manda un telegramma al governatore presso la sede di Manastir e poi un altro direttamente al Sultano Hamid ad Istambul. Il viceprefetto riceve con urgenza il seguente messaggio: “Adottare provvedimenti estremi contro il fantasma, il quale vivo o morto deve essere preso. Siete responsabili per qualsiasi cosa possa succedere. In caso di necessità chiedete l’aiuto dell’esercito con sede a Scutari”.
Il comando locale di gendarmeria riunisce tutti i gendarmi che si trovavano in servizio ed attacca direttamente il forno. Al mercato, intorno al forno, non era rimasto anima viva come se fosse apparsa la peste. Non si sentiva altro solo il glu-glu della trippa che stava bollendo con rumore.
“In fila! All’armi! Riempite le armi, Spall’arm! Puntate!” Ad uno dei gendarmi cominciarono a tremare le gambe, le braccia non reggono più e l’arma cadendo dalle mani fa fuoco. Allora anche gli altri gendarmi iniziano a sparare e dozzine di pallottole cadono sulla bancarella trasformandola in un setaccio. Dopo questo rumore cala e regna un silenzio ancora più profondo e solo il glu-glu della trippa continua a sentirsi con suoni rauchi.
Il rumore della sparatoria attira davanti al forno una folla di curiosi, bambini che non comprendevano il pericolo del fantasma, donne, le quali sempre sono attratte dalla curiosità e contadini assettati di notizie da riportare al villaggio al loro ritorno, ingrandendo ed abbellendo le notizia come li suggeriva la propria immaginazione…
“Dieci napoleoni d’oro, dieci napoleoni d’oro, tutte in monete di zecca, per ordine del viceprefetto, per quello che arriverà ad arrestare il fantasma, dieci monete d’oro, dieci monete d’oro nelle vostre mani…Dieci, dieci monete d’oro!”
La gente s‘accalcava da non poter più gettare una spilla, e si guardavano con curiosità l’un l’altro, come se volessero chiedere. Per dieci monete d’oro mettere la nostra testa tra le fauci del fantasma! Dio ci salvi! Pensate che la testa di un cittadino valga quanto una cipolla? Che venga qua il viceprefetto, che li offriamo noi a lui cento monete d’oro!”
Più tardi quando erano già passate due ore, un contadino tenta di aprirsi un varco tra la moltitudine della gente e dopo tante spinte ed affanni giunge alla fine in prima fila.
– Ma dove vai, pazzo da legare, li grida il caporale.
– Dove vado? risponde il contadino. Vado nel forno.
– Vattene via, scemo. Vuoi che ti divori il fantasma che sta nel forno? li grida disperatamente il caporale.
– Va via e lasciami in pace. Il fantasma, ma che fantasma signor mio? Io ho la mia trippa dentro il forno che forse sta bruciando, e spingendo il caporale sorpassa la soglia della porta e va diritto verso lo sportello del forno. Toglie via una dopo l’altra le legna, i pani, i sassi, le teglie rovesciate, le pentole oramai perforate dalle pallottole, apre lo sportello, prende in mano la pala dal manico lungo e toglie la trippa oramai cotta che espandeva odori gustosi da leccarsi le labbra.
La gente comincia ad allontanarsi ciascuno per i propri affari. Il viceprefetto spedisce un telegramma che la questione del fantasma é stato pacificamente risolto e che in città regna la quiete.
Filip Papajani – 1928
Tradotto: Robert Cipo