Le Profezie – Moikom Zeqo

ShkrimUn giovinetto, armato di due scimitarre dalla impugnatura di diamanti Persiani, montato su un cavallo color rugiada stava guardando la carovana dei muli e cavalli stracarichi che si affaticavano sul sentiero scosceso di pietre grigie della montagna, attraverso una nebbia fosforescente. Il ragazzo si sentiva annoiato e stanco da morire. In quel istante balenò un fulmine dai contorni irregolari come le corna di un cervo divino. I muli s’impaurirono, il cavallo del giovane nitrì con un presagio di malaugurio.

All’improvviso dai cespugli sbucò fuori un dervish dalle vesti lacere, scalzo, completamente bagnato dalla pioggia. Il ragazzo estrasse la prima scimitarra, fece alzare il cavallo sulle due zampe anteriori e colse il dervish per la barba. Il derviscio non si mosse. Il suo viso era diventato immobile come la maschera dei idoli.

– Chi sei tu?
– Io so chi sono, ma tu non sai chi sei?

Di slancio il ragazzo alzo la scimitarra sopra la testa del dervish. Il dervish si irrigidì ancora di più. I suoi occhi turchini divennero ancora più tranquilli ed immobili.

– Chi sei, chi sei?
– Oh, sono un povero dervish. Inutile brandire la scimitarra, poiché non mi puoi uccidere, anche perché solo io conosco il tuo futuro. Si lo so, so che cosa diventerai tu Ali, parlò il dervish chiamando il giovine per nome.
– Ahi, dunque sei anche un profeta, mi fai ridere, cosa sei tu che mi chiami per nome? Ma il nome lo si può anche apprendere. Fai anche finta di conoscere il mio futuro. Si lo so. Ma attento dervish a non burlarti troppo di me.
– Ali tu diventerai un gran’uomo.
– Ha, ha, ha. Se tu prevedi il futuro, dimmi allora cosa partorirà la cavalla incinta di questa carovana?
– Mulo? – Rispose il sant’uomo.

Ali tremò come una pantera, colpi la cavalla con la scimitarra, apri il suo ventre, e che vide: un mulo. Si meraviglio e da quel momento Ali cominciò a credere alla sua stella. L’interlocutore dervish spari. Inutilmente Ali si mise alla sua ricerca. Spari come fosse stato inghiottito dal suolo.

Passarono gli anni. Il giovane Ali divenne Ali Pasha di Tepelena, il terribile Vizier, assoluto dominatore di Giannina, e del suo stato, il più ibrido dei stati Balcanici. Questo genio dei intrighi e del conformismo conosceva solo il mistero della indispensabilità, come se sul suo corpo fossero state appiccicate assieme le pelli della volpe e del leone.

Dopo qualche tempo, lui, quando era all’apice del suo potere, prese prigioniero un uomo di 42 anni, di energia e di coraggio inimmaginabili, chiamato Guerrini. Membro della inquisizione di Malta, gesuita, intrepido e sapiente, appartenente ai Carmelitani Scalzi. Dal Papa Pio VI venne inviato a Malta quale inviato del Sant’ Officio. Ma prima ancora, padre Guerrini aveva fatto conoscere il Vangelo in Siria ed in Palestina ed ancora fino in Iran ed in Iraq, aveva appreso le lingue suonanti e poetiche ma anche quelle barbare d’oriente. Fatto prigioniero dai pirati nel Mar Mediterraneo era stato rinchiuso con l‘intenzione di venderlo in Egitto quale schiavo. Ma lui riuscì ad evadere ed a imbarcarsi verso l’Italia. Nel tragitto venne fatto prigioniero da una nave di Ali Pasha di Tepelena e trasferito a Giannina.

Malinconico ma di ferrea volontà, Guerrini sapeva che “il cuore dell’uomo si trova sempre sull’orlo del precipizio” e che lui era “un Escobar moderno”. Era disposto orgogliosamente a sacrificarsi pubblicamente per l’inquisizione cristiana, dichiarata da lui come la chirurgia per poter salvare gli accidentati, oppure i gravemente ammalati. Non conosceva la pietà e nemmeno le idee contrarie. Coraggioso ed intrepido, conoscitore della lingua turca, greca ed altre lingue orientali, le era stato concesso di servire quale traduttore alla corte di Ali di Giannina, sorvegliato a vista dalle sue guardie.

Ma un giorno lui spari nelle grotte sopra il lago della città. Passarono poi tanti giorni e notti, ma nessuno conobbe più nulla del suo destino. In verità Guerrni aveva incontrato un dervish, scalzo allo stesso modo di lui cristiano. L’odio di Guerrini era incontenibile, aveva con se un coltello a serramanico e voleva lanciarsi su di lui per tagliarli la testa, ma una forza invisibile lo tratteneva, inizio a piangere, si ricordò della difficile infanzia quando osservava le formiche.

Allora il dervish le pose la mano scheletrica sulla testa. Senza comprenderlo Guerrini si inginocchio. Nessuno seppe poi quali ombre e figure di profeti riuscì a vedere Guerrini. Vogliono dire che riuscì a parlare con lo stesso Gesù Cristo, e rimase stupito quando Cristo le disse che era arabo e che anche sua madre era araba. Allora le apparvero davanti agli occhi i sacrificati e gli arsi vivi dalla inquisizione mentre cantavano salmi sconosciuti ed alcune comete in cielo formavano scritti di un palinsesto divino ancora più importante della stessa Bibbia e del Corano.

Le apparvero allora serpenti che quando li toccava con le dita si trasformavano in fiori. Dal bosco usci un lupo, che le si presentò come il lupo di Gubbio, che aveva parlato tempo addietro con San Francesco d’Assisi.

Dopo quaranta giorni, Guerrini fece ritorno a Giannina. Là proclamò che si sarebbe convertito alla benedetta setta del bektashismo, fece organizzare la cerimonia del passaggio alla nuova religione, si circoncise tra i grandi fuochi alla grandiosa festa che organizzò in suo onore il tiranno di Giannina, prese a chiamarsi con il nuovo nome di Mohammed-Ali e divenne segretario fedele del grande Ali. Il dervish spari come se fosse stato aspirato in alto dal cielo. In verità era lo stesso derviscio che nella nebbia aveva parlato tanti anni fa al giovinetto Ali.

Siamo oramai convinti che era lo stesso dervish apparso in due tempi ed in due luoghi diversi? Possiamo dunque pensare che anche Ali Pascià di Tepelena e Guerrini diventato in seguito Mohammed Ali erano allo stesso tempo, una stessa anima in due corpi separati? Oppure possiamo pensare che lo stesso dervish era allo stesso tempo dervish ed Ali Pascià di Tepelena ed anche Guerrini, diventato in seguito Mohammed Ali?

Tradotto: Robert Cipo

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